La Città di Modica

Passeggiando per la città…

Modica appare elegantemente adagiata lungo i fianchi di quattro colline (Idria, Gigante, Monserrato, Pizzo) che fanno da cornice naturale alla vallata, attuale sito della città bassa, dove, fino al secolo scorso scorrevano il fiume Moticano o Fiumara e i suoi due affluenti: lo Janni Mauro e il Pozzo dei Pruni.

Il sisma del 1693 causò una profonda trasformazione dell’assetto urbanistico della città. Protagonista assoluta della ricostruzione tardo-barocca fu la pietra calcarea, ricavata dalle cave locali, la cui lavorazione fu affidata a sapienti capimastri. Modica divenne il sito ideale dove attuare un vero e proprio esperimento scenografico. E’ una città da scoprire passeggiando per il dedalo di viuzze interne, vicoli e gradinate dalle quali si può godere uno spettacolo di case arrampicate sulla roccia che fanno pensare ad una “città presepe”.

Partendo dalla città alta, alle spalle della collina del Pizzo da dove si gode una veduta della città molto suggestiva, la prima Chiesa che svetta nella sua teatralità è S. Giovanni Evangelista, la cui ampia gradinata è delimitata da alti plinti. La facciata si presenta su due ordini, con andamento concavo nel partito centrale, ravvivato da colonne binate. Il campanile della Chiesa è il punto più alto della città (449 s.l.m.). Il pronao longitudinale d’ingresso introduce al luminoso interno diviso in tre navate e ornato da pregevoli opere in stucco.

Si scende verso la città bassa lungo il Corso Regina Margherita, e si prosegue verso Corso F. Crispi dove domina Palazzo Napolino, uno degli edifici civili più rappresentativi della città. Il piano nobile, sormontato dalla corona baronale, presenta balconi in ferro battuto dalle inferriate panciute, sostenuti da mensoloni decorati con mascheroni e foglie d’acanto.

Continuando sulla stessa via si arriva al Castello dei Conti, fulcro amministrativo dell’antica contea di Modica, poi divenuto presidio carcerario e sede della Gran Corte di Giustizia.

Rimanendo sulla via principale, più in basso il Duomo di S. Giorgio appare in tutta la sua scenografica maestosità alla sommità di un’ampia scalinata che conta 254 gradini, con il prospetto rivolto ad occidente e le linee concave – convesse della facciata che creano suggestivi accenti di luci ed ombre. Ricostruito dopo i sismi del 1613 e del 1693, il Duomo presenta l’attuale prospetto diviso in tre ordini scanalati da dodici colonne, con capitelli corinzi e a fusto libero. Il primo ordine è scandito da cinque portali dai timpani a cornice mistilinea, differenti tra loro negli apparati decorativi. Il raccordo al secondo e al terzo ordine avviene attraverso elementi decorativi quali volute e fregi. La torre campanaria, che svetta innestandosi tra i tre ordini nel partito centrale, trova il suo culmine nell’alta cuspide. L’interno, a croce latina, è a cinque navate con transetto e cupola centrale su base ottagonale, alta 36 metri. L’opera pittorica di maggior pregio occupa il vano absidale ed è il polittico (1573) di Bernardino Niger; i nove pannelli, divisi in 3 registri, sono sormontati da una lunetta semicircolare, che rappresenta l’Altissimo, e raffigurano la Trasposizione del Mistero della Salvezza sulla terra. Di notevole importanza è, nella navata di destra, l’Assunta (1610) del pittore di origini toscane Filippo Paladini, certamente influenzato nei toni, nella plasticità e nella raffinatezza dagli schemi compositivi dall’opera del Caravaggio. L’altare maggiore, scolpito alla base con scene di vita di S. Giorgio e S. Ippolito, è in argento intarsiato (XVIII sec).Tra gli argenti, pregevole per gli intarsi, è l’Arca Santa, l’urna che custodisce le reliquie di S. Giorgio, donata dai Conti Chiaramonte alla Chiesa nel XIV sec. Il gruppo scultoreo in marmo della Madonna della Neve (XVI sec.), opera dei maestri Mancino e Berettaro, si trova nella cappella laterale sinistra, mentre la cappella laterale destra ospita la statua di S. Giorgio a cavallo nell’atto di sconfiggere il drago. Sul pavimento marmoreo del transetto fu realizzata, dal matematico Armando Perini nel 1895, una meridiana solare di forma ellittica con indicati i segni dello zodiaco; essa riceve il fascio di luce dallo gnomone posto in alto a destra del transetto. Il grandioso organo realizzato da Casimiro Allieri tra il 1885 e il 1888 troneggia lungo la navata centrale.

Scendendo l’imponente scalinata, percorrendo le rampe di forma ovale, simili ad un’ostensorio, e attraversando i caratteristici ”orti del Piombo”, si giunge alla città bassa. Il Corso Umberto, antico alveo dei torrenti ricoperti dopo la nefasta alluvione del 1902, é divenuto la via principale definita “u saluni” grazie agli imponenti palazzi che la costeggiano, elegantemente animati nelle decorazioni da figure antropomorfe e zoomorf e: Palazzo Manenti, Teatro Garibaldi, Palazzo Tedeschi, Palazzo Cannata.

Sulla sinistra la Chiesa di Santa Maria del Soccorso, edificata nella prima metà del XVII sec. sotto il titolo di S.S. Maria e Gesù insieme all’annesso Collegio Gesuitico, colpisce per la facciata non rivolta sulla via principale. La facciata divisa in due ordini, convessa nel suo partito centrale, presenta un’imponente portale d’ingresso affiancato da quattro colonne a fusto libero. Il raccordo tra i due ordini è affidato a due grandi volute che assumono un valore decorativo – strutturale. L’interno è a pianta centrale a croce, i cui quattro estremi terminano in absidi semicircolari.

Più avanti il Duomo della città bassa, San Pietro, stupisce per i dettagli e gli elementi decorativi, che ne fanno un esempio di architettura tardo barocca elaborata seguendo un metodo, ancorato alla cultura tardo-rinascimentale. L’ampia scalinata di accesso, animata dalle statue dei dodici Apostoli, si affaccia sul Corso, sottolineando la collocazione scenica e creando grande equilibrio ed armonia. Il prospetto è, nei suoi due ordini, rettilineo, molto largo e reso prezioso dalle lesene diamantate del primo ordine e dale lesene a losanga del secondo. Il raccordo tra i due ordini è elaborato attraverso volute a motivi fogliacei. L’interno, a tre navate divise da colonne corinzie e ampie cappelle laterali, delinea una spazialità diversa dalle tipiche piante basilicali. La cappella di destra ospita La Madonna di Trapani, statua in marmo databile tra il XV e il XVI sec. Di notevole pregio la statua di S. Pietro e il paralitico (1893) del Civiletti. Il soffitto della Chiesa è affrescato con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, opera del modicano G.B. Ragazzi (XVIII sec.) che sono intervallate da sedici medaglioni con i Santi e i Dottori della Chiesa.

Uscendo sulla sinistra del sagrato e percorrendo via Grimaldi, caratteristica per la sua pavimentazione costituita da “cuticci” (basolato irregolare di dura pietra calcarea), si giunge in Via Marchesa Tedeschi. Risalendo la via si incontra sulla destra Palazzo Galfo, altro esempio di edificio patrizio in stile tardo barocco.

Poco più avanti ci si trova dinnanzi alla Chiesa di Santa Maria di Betlemme. Esistente sul sito attuale già dal XV sec, fu edificata occupando lo spazio di quattro piccoli templi dedicati a S. Bartolomeo, S. Mauro, S. Antonio e S. Maria di Berlon (ciò che rimane di questa è la “lunetta di Berlon” – XV sec. – bassorilievo della natività posto sul fianco esterno dell’attuale Chiesa). La Chiesa, risultato di svariate sovrapposizioni, è piana nel prospetto suddiviso in due ordini, raccordati da ampie volute scolpite a motivi fogliacei. All’interno, di pregevole fattura, è il soffitto a cassettoni ricostruito nel 1895. La Cappella Palatina, a destra del vano absidale, rappresenta uno dei pochi e suggestivi esempi di quel tardo-gotico opulento denominato gotico-chiaramontano, dominante nel periodo pre-terremoto. Di grande valore artistico è il Presepe permanente di Frate Benedetto Papale che curò la scenografia, ricreando scorci paesaggistici modicani, e commissionò le sessanta statue in terracotta agli artigiani calatini Vaccaro e Azzolina.

Ritornando indietro, verso corso Umberto, si affaccia su Piazza Principe di Napoli la Chiesa di San Domenico, adiacente all’ex convento dei padri domenicani, Palazzo di città dal 1865. Sul portale a tutto sesto vi è lo stemma dei domenicani. Ai lati del portale vi sono quattro nicchie con statue di santi, quelle inferiori rappresentano S. Domenico e S. Vincenzo Ferreri. L’interno è ad una navata, con volta a botte impreziosita da stucchi del Gianforma. Preziosa la tavola della Madonna del Rosario (1535) realizzata dall’Aniemolo, posta sul terzo altare destro.

Poco più avanti, su Piazza Matteotti, troviamo la Chiesa del Carmine. La parte inferiore presenta un portale strombato ad arco acuto in stile tardo gotico ed un rosone traforato a dodici raggi; la parte superiore, post-terremoto, vede una nicchia centrale che accoglie la statua della Madonna del Carmelo e termina lateralmente con una torre campanaria. Al suo interno si trova un prezioso gruppo statuario di scuola gaginiana, l’Annunciazione.

Tappa finale è il Santuario della Madonna delle Grazie, cui si giunge da Piazza Corrado Rizzone, imboccando l’adiacente Strada Mercè. La facciata incompiuta è evidenziata dall’imponente consistenza delle colonne che non trovano slancio in un secondo ordine ma presentano forti note barocche nei capitelli corinzi. All’interno l’altare maggiore custodisce la tavoletta di ardesia con l’effige della Madonna, al cui ritrovamento (1615) è legata l’edificazione del tempio. Era previsto come portale d’ingresso quello attualmente murato ad occidente, ma in seguito ad eventi miracolosi l’ingresso principale fu spostato a nord. Alle spalle della chiesa si trova Palazzo dei Mercedari, originariamente convento e poi lazzaretto, oggi sede del museo civico “ F. L. Belgiorno” e del museo etnografico “S.A. Guastella”.

Immagini e testi da “In Barocco” progetto a cura di Etnos.